Anagrafica della Fragilità a Quartu

L’amministrazione del Comune di Quartu scalda i motori sul tema delle fragilità.
A girare la chiave per una sollecitazione condivisa da tutto il consiglio è la psicologa e psicoterapeuta Marina Del Zompo, consigliera di Demos, attuale Presidente della
Commissione Politiche sociali, che mette in luce uno dei punti strategici a cui arrivare come amministrazione: identificare e gestire le fragilità, anziani e malati, in assoluta linea con il nostro progetto. Così non può non essere vista la continuità nel suo sostegno a partire dalla precedente consiliatura quando era Assessore alle Politiche Sociali nella nascita del nostro primo progetto denominato “Creazione Osservatorio senile e pre senile – Invecchiamento attivo e Prevenzione delle disabilità.” oggi definito “Sviluppo dell’Osservatorio Senile e presenile”.

Progetto che ha infatti svolto proprio a Quartu la sua prima indagine attraverso un approfondito ed elaborato questionario-intervista che esplora e mette a fuoco la multidimensionalità della persona. Il lavoro, svolto dal team di progetto e dal comitato scientifico ha portato degli importanti risultati dal punto di vista metodologico.

Ma veniamo al suo intervento.

Nell’intervento in Consiglio Marina Del Zompo non solo scatta una fotografia della situazione del progressivo invecchiamento della popolazione, ma indica anche i passi fondamentali per costruire l’anagrafica e quindi gli indicatori come quello della fragilità (e non solo  ndr)  da cui far scaturire servizi  mirati e corrette politiche sociali.

Descrive con attenzione il fenomeno dell’invecchiamento, fenomeno noto dei paesi occidentali, ma i cui valori sono significativi in Sardegna e con dati espliciti evidenti a Quartu S.Elena in modo particolare.
Marina mette in luce alcuni aspetti chiave come l’indice di invecchiamento (n° ultra 65enni per 100 giovani sotto i 14 anni) che a Quartu in venti anni è passato da 63 a 203 nel 2021. Analogamente critico l’indice di dipendenza: popolazione residente non attiva (0-14 anni e over 65 anni) rispetto alla popolazione attiva (15-64 anni), passando da 34,4 e 49,6. (1/3 della popolazione non in età produttiva). Quando si supera il valore di 50 siamo in presenza di un significativo carico attivo per la cura degli anziani e criticità nelle dinamiche del lavoro che produce tensioni intergenerazionali.

Già nel 2050 avremo problematiche complesse, già evidenti in Giappone e altre realtà. I vecchi anche lì hanno un ruolo importante ma progressivemante si sta trasformando e gli anziani non sono più oggetto di attenzione. Si passa nelle case di riposo e poi dimenticati, anche economicamente.
La solitudine e una sorta di eutanasia sociale.
Allungamento della vita media, bassa natalità e cambio delle strutture sociali (familiari) aumentano le criticità che si riversano su chi assiste gli anziani (i cosidetti care giver).

Ma le fasi di criticità per aspetti di salute acuta sono uno dei problemi, ma non è l’unico, perchè serve un intervento strutturale di tipo globale che intervenga sul piano della prevenzione.

Va ridotta al minimo la perdita dell’autosufficienza e monitorata la fragilità, intesa come assenza di resilienza ambientale e biologica,  rischio di declino delle funzionalità e vulnerabilità, multicronicità (comorbità) e rischio di  istituzionalizzazione.
Serve quindi  che da essa si possa lavorare sulla prevenzione e sulla definizione di servizi mirati.
Serve quindi costruire screening e monitoriaggio.
E’ evidente che serve un progetto con un orizzonte pluriennale che si articoli con diverse fasi:

  • Estrazione dall‘anagrafe dei soggetti e delle relative caratteristiche
  • prima elaborazione per caratteristiche primarie (zona di residenza, stato civile, classe di età,  nucleo familiare ecc.)
  • Raccolta delle condizioni sociali con un colloquioquestionario  che acquisisce la dimensione globale della persona ( che poi, come citato è il nostro lavoro) attraveso il supporto anche del terzo settore
  • Anche se non citato – qui è necessario poi svolgere un importante lavoro di elaborazione e rappresentazione dei dati, categorizzazioni e interpretazione, da cui far discendere i passi successivi sul piano dei servizi
  • Interventi mirati (per categorie di soggetti, sul piano dell’assistenza come sulla prevenzione)
  • Intese con ASL e medici di base per un’informazione delle diverse fonti
  • Identificazione di algoritmi per estrarre indicatori e un indice di fragilità (dopo il lavoro di elaborazione prototipale poi è necessario avere strumenti operativi)
  • Formazione e sperimentazione per chi svolge un ruolo nei servizi di assistenza

In conclusione Marina mette in luce l’importanza dei risultati ma soprattutto sottolinea che il valore è nel processo di questa esperienza che può fare la differenza nella costruzione di una rete effettivamente capace di ascoltare e costruire una società più attenta a questo tema, spesso abbandonato dalla politica.

L’intervento è ripreso dalla stampa. Qui sotto un estratto dall’Unione Sarda


						

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